Riso integrale pesto di piantaggine e asparagi

Devo imparare a non riempirlo il cestino! Mi sono ritrovata con un mucchio di piantaggine e un mucchio di ortica, oltre ai fiori di tarassaco del post precedente.
La piantaggine mi piace molto, le foglie più tenere sono buone crude, quelle più grandi vanno bene per qualunque cosa, ripieni di torte salate, ravioli, minestre, non è amara.

Prima di tutto l’ho scottata, poi ho deciso cosa farne.
Un po’ l’ho tritata e ci ho aggiunto un bel po’ di mandorle tritate di quelle con la pellicina, e olio evo. L’accostamento mi è piaciuto molto!
Ho usato questo pesto per il riso integrale che vedete nella foto. E’ cotto (come al solito facendogli assorbire tutta l’acqua) con la parte dura degli asparagi tagliata a rondelle, le foglie del cavolfiore tagliate a listerelle e alla fine condito col pesto. Tutto qui.
Era un po’ dolce, ma non mi andava di ammazzarlo col sale, in realtà io tendo a cucinare sciapo, sempre. Tenetene conto.
Con la piantaggine ci ho fatto anche una focaccia ripiena e delle crepes vegane, che magari vi mostro nei prossimi post.

La piantaggine ha azione astringente ed antiemorragica, è cicatrizzante, purifica sangue, polmoni e stomaco, seda la tosse e tonifica. Si può usare come decotto anche per raucedine, tracheiti, laringiti, per febbri intermittenti e infiammazioni all’apparato digerente e urogenitale.
In impacchi per uso esterno si può usare per infiammazioni agli occhi, ulcere, piaghe, piccole ferite, punture di insetti, emorragia nasale.

I tre tipi più comuni sono la Plantago major, la Plantago lanceolata che è quella che ho raccolto io, qui un’altra immagine e la Plantago media.

Altre informazioni e immagini qui e qui.

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Mangiare è un sacramento.
Per onorarlo al meglio bisogna rendere grazie alla vita che tagliamo per vivere.
Senza giungere al disgusto di se, dell’umanità, della vita stessa.
Gary Snyder

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