Giornata Mondiale dell’alimentazione

• 16 ottobre 2012
- pensieri vari, salutiamoci34 Comments

Oggi è la giornata mondiale dell’alimentazione, dedicata quest’anno alle cooperative agricole, indetta come sempre dalla FAO nel giorno dell’anniversario della fondazione.

Voglio dire, anzi urlare, il mio pensiero, perchè la vita è fatta di coincidenze e collegamenti e negli ultimi giorni il caso ha voluto che un paio di battibecchi mi abbiano portato a capire che faccio finta di non vedere troppe cose.
Beh forse non è giusto. Forse è proprio perchè tutti se ne stanno zitti che queste giornate risultano così false, così inutili. Basterebbe che tutti facessero la loro parte e le cose cambierebbero davvero.

Ho anche pensato (soprattutto notando il tema della giornata) che, riguardo a SALUTIAMOCI, c’è una cosa fondamentale che non ho spiegato abbastanza, un divieto più importante di quello dei latticini, dello zucchero, della carne. Il divieto fondamentale che chiunque parli di alimentazione sana non può evitare, che io considero così scontato sottinteso e ovvio che neppure ne ho parlato.
E’ quello che riguarda i prodotti industriali, tutti i prodotti industriali che contengono ingredienti poco salutari, olio di palma o altri oli vegetali, grassi idrogenati, additivi di sintesi, aromi, cose neppure indicate in etichetta. Spesso partendo da materie prime scadenti, a volte addirittura da materie prime inesistenti.
Ho dato per scontato che lo sapessero tutti che queste sono le prime cose da evitare, che non è neppure da considerarsi cibo vero ma l’invenzione di una certa industria alimentare moderna, assolutamente inutile e dannosa. Camuffando con aromi coloranti conservanti addensanti e profumanti, ci rifilano spazzatura vera e propria. Spesso contenente scarti di lavorazione di altri prodotti.
L’industria moderna ci abitua ad avere a portata di mano cibi a basso costo praticamente sempre, mentre fino a pochi decenni fa c’erano cibi, soprattutto di origine animale, che venivano mangiati solo ogni tanto per costo, difficoltà di reperibilità, esigenza di seguire i ritmi naturali dell’agricoltura e dell’allevamento.
L’industria ci invoglia allo spreco di cibo e all’abuso di proteine animali. E’ la maggiore responsabile dei disastri ambientali e umanitari che provocano la fame nel mondo e la disparità di distribuzione delle risorse.

Perchè ne parlo oggi? Ma perchè è tutto collegato! La nostra sovr-alimentazione e mal-alimentazione ricca e la sotto-alimentazione e mal-alimentazione povera sono 2 facce della stessa medaglia. Spesso causate dalle stesse industrie, che depredano le risorse causando danni ecologici e umanitari da una parte per poi causare altri danni dall’altra: malattie del mondo moderno strettamente correlate ad una cattiva ed eccessiva alimentazione.
Siamo tutti su un unico pianeta in affanno per esaurimento di risorse, e mentre noi ci abbuffiamo di alimenti nocivi che spesso addirittura ci vendono come salutari, c’è un’altra parte del pianeta che abbiamo portato alla fame, rubandole le risorse, negandole autonomia, usandola come discarica, salvo poi ogni tanto, più probabilmente sotto natale, ricordarci di mandare un’elemosina, che può essere un sms o una ricetta o quello che meno ci pesa mandare.
Perchè in realtà il nostro tenore di vita non lo consideriamo mai neppure ritoccabile. Lo consideriamo un diritto, non un sopruso. In nome di una libertà a senso unico, permessa solo a noi privilegiati.
Quello che davvero aiuterebbe sarebbe rimettere in discussione i nostri acquisti alimentari. Pensare all’origine dei cibi che compriamo, al loro dispendio in termini di risorse ambientali, di diritti umani e a scapito dell’equità.
Quello che davvero aiuterebbe sarebbe non acquistare mai del cibo con leggerezza, evitare tutti i prodotti industriali e poi evitare o limitare tantissimo tutti i prodotti che richiedono un enorme spreco di risorse, la carne prima di tutto e poi tutti i prodotti di origine animale.

Spesso i vegan amano dire che l’unico modo per eliminare la fame nel mondo sarebbe diventare tutti vegan, e in linea teorica hanno ragione perchè si sa che al mondo cibo per tutti ci sarebbe, se non sprecassimo tutto quel cibo per allevare animali che ci nutrono.
Io penso che basterebbe anche meno. Basterebbe che tutti diminuissimo notevolmente l’apporto di proteine animali, considerandole non la quotidianità ma eccezioni, privilegiando quelle derivanti da allevamenti non intensivi. Staremmo tutti meglio in salute, ci sarebbe molto meno inquinamento, una redistribuzione delle risorse, un maggior rispetto del pianeta che forse porterebbe la razza umana ad un’autodistruzione più lenta, se non ad evitarla. Sarebbe un bel regalo per i nostri figli e nipoti.
Una bella favola.
Che non si avvera per gli interessi economici di industrie potenti.
Due categorie, cibi industriali e cibi di origine animale, che spesso si intrecciano tra loro facendo danni enormi.
Ma cerchiamo di capire, con un po’ di numeri, come la nostra alimentazione ricca di proteine animali crea fame nel terzo mondo.

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I grandi allevamenti intensivi spesso importano dal terzo mondo il cibo, sprattutto soia, per gli allevamenti. Dove la gente muore di fame vengono coltivati cibi da esportare per il consumo animale. Con uno spreco enorme di terreni per avere in cambio pochissimo. Per produrre un chilo di proteine animali ci vogliono 16 chili di proteine vegetali.
Siamo abituati a pensare che il terzo mondo non abbia risorse, a causa di siccità o carestie o guerre ma non è così, è solo che queste risorse gliele prendiamo noi paesi ricchi, 36 dei 40 paesi più poveri del mondo esportano cibo verso stati uniti ed europa. E in africa la situazione continua a peggiorare.
Negli ultimi decenni il consumo di cereali per mangimi è aumentato in maniera vertiginosa, aumentando i terreni adibiti a questo scopo anzichè alle coltivazioni ad uso umano diretto.
Da 145 milioni di tonnellate di cereali e soia (proteine ad alto valore nutritivo, al pari della carne, se usate come cibo umano) si ricavano solo 21 milioni di tonnellate di carne, latte e uova.
Nel mondo viene prodotto più mangime che cibo per l’uomo, 66% contro 34%. E questi non sono dati aggiornati, la situazione è sempre più grave perchè il consumo di cibo di derivazione animale sta aumentando in paesi in via di sviluppo anche molto grandi, come la cina.
I paesi ricchi non sono autosufficenti dal punto di vista nutritivo, l’europa sarebbe in grado di produrre abbastanza vegetali per nutrire tutti i suoi abitanti, ma non i suoi animali: la maggior parte dei mangimi viene importato dai paesi del sud del mondo. I paesi ricchi possono consumare così tanta carne solo perchè sfruttano suolo e risorse dei paesi poveri che di carne non ne consumano. Se tutti sulla terra mangiassero come mangiamo noi europei e americani ci servirebbero 2 volte e mezza le terre che abbiamo a disposizione sul pianeta.
E’ semplice e logico: se in una famiglia di 5 persone c’è poco cibo lo si divide, non si mangia tutto una persona sola facendo morire le altre 4!
Gli allevamenti intensivi sono anche causa di grande spreco di acqua. Il 70% dell’acqua utilizzata sul pianeta è usato in zootecnia e agricoltura. Per un chilo di manzo da allevamento intensivo servono 100.000 litri di acqua. 3500 litri per un chilo di pollo e 2000 per un chilo di soia.
L’energia fossile necessaria per la produzione di cibi animali è molto maggiore che per i cibi vegetali. Tra la carne e la soia il rapporto è pari a 1:39.
Poi ci sono i prodotti chimici utilizzati negli allevamenti e nell’agricoltura intensiva: fertilizzanti, pesticidi, erbicidi che inquinano, probabilmente in modo irreversibile. L’agricoltura finalizzata all’allevamento inquina molto più di quella finalizzata alla coltivazione di vegetali ad uso umano. L’abuso di sostanze chimiche è dovuto alla pratica della monocoltura. Se gli stessi terreni venissero usati a rotazione per uso diretto umano, l’impatto ambientale sarebbe molto minore perchè il suolo rimarrebbe fertile.
Le deiezioni animali da agricoltura intensiva non possono essere utilizzate cone fertilizzante perchè a scarso contenuto organico, contengono troppe sostanze chimiche. Questo è il motivo per cui gli allevamenti intensivi sono la prima fonte di inquinamento negli stati uniti, per esempio, più di tutte le altre fonti industriali insieme. Inquinano acqua, mari, uccidono la vita acquatica, immettono metano nell’atmosfera.
Anche il consumo delle foreste pluviali in sud e centro america è legato, oltre che al consumo di legname, agli allevamenti di bestiame: vengono abbattuti alberi per avere pascoli per l’allevamento di bovini.
Anche gli allevamenti intensivi di pesce causano danni ambientali, animali in numero altissimo in piccoli spazi portano ad abuso di antibiotici ed erbicidi, grande produzione di deiezioni e saccheggio delle risorse ittiche naturali per cibare i pesci allevati.
Tutte queste realtà causano gravi danni ai paesi poveri, disastri ambientali sono sempre legati a disastri umanitari, queste pratiche agricole e di allevamento causano problemi di nutrizione alle popolazioni più povere che vengono private delle risorse naturali.
Poi ci sarebbe la questione dell’ olio di palma, altrettanto grave anche se si tratta di un prodotto vegetale, e un sacco di altre questioni ambientali e etiche legate all’industria alimentare.

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Argomenti da appassionati di cibo e di cucina, da foodblogger, sembrerebbe, no?
Argomenti che soprattutto in questa giornata dovrebbero essere protagonisti.
Sembrerebbe ovvio.
Sembrerebbe scontato che se in un foodblog si sta parlando di aiuto al terzo mondo, di distribuzione equa delle risorse il discorso centrale sia quello dell’alimentarsi in modo consapevole, scegliere produttori locali, evitare multinazionali, scegliere prodotti prevalentemente vegetali, magari biologici, prodotti equosolidali se vengono dal terzo mondo, prodotti di cooperative agricole e sociali.
Non per niente la giornata di quest’anno è dedicata alle cooperative agricole.

Tutto è collegato: rispetto dell’ambiente, rispetto dei dritti umani, distribuzione equa delle risorse e quindi lotta alla povertà e alla fame.
Tutto è collegato e tutto ruota intorno al cibo!
Non mi stancherò mai di ripeterlo, di urlarlo.
Soprattutto adesso che mi sono accorta che passo per aggressiva, che i miei modi a qualcuno non piacciono, che addirittura vengo accusata di essere scurrile. Non si usa tra foodblogger parlarsi apertamente in faccia, si tende a sparlare dietro le spalle e il discorso diretto suona aggressivo, lo dico a chi non è del ramo.
Comincerò ad esserlo veramente se serve, scurrile. Perchè la nausea è davvero tanta e mi sono stancata di controllarmi, di essere equilibrata, di cercare di vedere il punto di vista diverso.
Mi chiedo quale potrà mai essere il diritto di questo punto di vista diverso di esistere se i dati sono questi, se il prezzo da pagare per nutrirci di derivati animali 5 volte al giorno è così alto.
Mi chiedo quali possano essere gli argomenti.

Perchè in realtà non c’è argomento più lontano dalla sensibilità dei foodblogger e che più li indisponga quando viene trattato che questo delle proteine animali da evitare.
E neppure l’argomento “cibi industriali dannosi” è compreso da tutti. L’invasione del mondo dei foodblogger da parte dell’industria alimentare è sempre più intensa. Hanno scoperto che esistiamo, che costiamo quasi niente, che pubblicizziamo qualsiasi cosa gratis.
E viene una nausea infinita.

Perchè finchè pubblicizziamo le piccole ditte artigianali del territorio può essere un’operazione utile ma se l’industria alimentare mondiale, quella che negli ultimi 4/5 decenni ha inventato un’alimentazione nuova, dannosissima, causato obesità e un incremento di malattie mortali mai visto prima, se la maggior responsabile dei danni sociali economici e ambientali mondiali ci prende letteralmente per il culo fingendo di venirci ad insegnare a mangiare più sano, lanciando campagne salutiste e coinvolge i foodblogger, e i foodblogger si lasciano coinvolgere, noi che dovremmo essere l’espressione spontanea di una passione per la cucina che nasce nelle case, nelle famiglie, siamo proprio in un’epoca triste.

Perchè se i foodblogger sono invitati ad “eventi” di questo tipo, a queste operazioni di ripulitura di reputazione, di profumazione di pattume, e se i blogger neppure si accorgono dell’assurdità della trappola, a voler confermare il presupposto che siano poi alla fine persone poco avvedute che basta una fornitura di cibo spazzatura in premio, beh, se succede tutto questo davvero non c’è parolaccia abbastanza forte. Davvero se il mondo dei foodblog si sta riducendo a questo se si sta lasciando sporcare da tutto questo non c’è parolaccia approppriata, non c’è educazione e autocontrollo che tenga, vuole dire che siamo davvero una categoria pericolosa.

E per favore non nominiamola neppure, oggi, la giornata mondiale dell’alimentazione! Non cadiamo nell’ipocrisia del pane, cibo povero per eccellenza da non sprecare, e nella retorica del World Bread Day! E non incazziamoci con chi ci mostra la realtà anzichè con chi quella realtà assurda l’ha creata! Informiamoci, approfondiamo! Ci leggono centinaia di persone ogni giorno!
Se siamo food blogger, se dovremmo, in teoria, essere appassionati di cucina e cibo buono, di tradizioni enogastronomiche e cultura legata al cibo, o se anche solo ci piace cucinare, ma non riusciamo a capire che intorno al cibo ruota il mondo, che scegliere un prodotto anzichè un altro è un piccolo gesto ma tanti piccoli gesti fanno i grandi cambiamenti e se non riusciamo a capire che le diseguaglianze sociali sono anche colpa nostra, di tutti quelli come noi che entrano in un supermercato e non pensano, vedono un evento di una multinazionale e non pensano, non collegano, vedono una pubblicità e non capiscono che è una grande enorme presa per il culo, l’ennesimo tentativo di vendere merda per cioccolato, se non riusciamo più ad essere esseri pensanti ma solo burattini in mano all’industria, non nominiamola proprio la giornata mondiale dell’alimentazione, non consideriamoci neppure più appassionati di cucina e vergognamoci.

Oppure dimostriamo che non è così, che questo è un mio incubo personale eccessivo e folle e io sarò felice di ammetterlo, dimostriamo che siamo persone che si ribellano, che dicono no. Perchè qualcuno ogni tanto ci vuole che dica no e si può solo partire da noi, per qualunque cambiamento, grande, piccolo, posso solo partire da me, da qui, non conosco altro modo.
Io dico no. Sono disgustata e dico no. E voi?

34 Responses to Giornata Mondiale dell’alimentazione

  1. wennycara scrive:

    Io scrissi un post *di denuncia* tempo fa, parlando apertamente della questione foodblogger-collaborazioni con le aziende, e di quanto queste fossero oramai capaci di comprare a man bassa. Cercai di dirlo senza peli sulla lingua, ero rimasta davvero sdegnata: e persi lettori, oh se li persi.
    Non c’è onestà nè buonsenso. Personalmente sto ritornando al vegetarianesimo dopo anni di stop {per motivi abbastanza seri}, ma la consapevolezza non è mai venuta meno.
    Post bellissimo che certamente condividerò.
    Buona giornata!

  2. roberta cobrizo scrive:

    Dico no pure io, ovviamente.
    Purtroppo tra le tante cose che ci vengono impartite da piccoli, a scuola e in famiglia, non ci viene insegnato come prenderci cura di noi stessi e come gestire la salute.
    Nell’antichità questo invece avveniva, eccome. Non si tratta però di tornare al passato ma di recuperarne la cautela e la saggezza, affiancati dalle conoscenze e le opportunità della tecnologia e della scienza odierna che ormai ci ha aperto gli occhi su molte cose..
    Gli alimenti sono il più potente punto di contatto con la natura e il mondo che ci circonda: entrano DENTRO di noi! In 80 anni di vita si finisce per mangiare da 30 a 60 tonnellate di cibo, incredibile no?
    Non si tratta dunque di votarci al sacrificio, ma solo di liberarci dagli eccessi, di ritrovare il piacere della semplicità, anzi dell’essenzialità, con consapevolezza verso se stessi ma anche rispetto verso gli altri.
    Comprendiamo di che natura è il nostro rapporto con il cibo: perchè mangiamo quella determinata cosa in quel momento?
    Se ognuno di noi facesse anche un sola piccolo passo in questo senso, si ridurrebbe l’eco gravoso sul mondo intero. Non son sogni da rivoluzionari, ma riflessioni per modificare l’economia di mercato di cui siamo ancora inconsapevolmente vittime.
    Il cibo ha un ruolo fondamentale e strategico: sul piano politico (cibo=potere), sul piano culturale (cibo=comunicazione, piacere, condivisione), sul piano sanitario (le malattie più diffuse e invalidanti, – cardiopatie, diabete, ipertensione, ipercolesterolemia per es. – hanno un rapporto strettissimo con l’alimentazione).
    Scegliendo alcuni prodotti dagli scaffali dei supermercati crediamo forse che quella ditta soddisfi il nostro bisogno? Non ci viene da pensare mai che siamo noi invece a soddisfare il bisogno di profitto di quella multinazionale a scapito della nostra salute?
    Chef stellati che sponsorizzano dadi industriali, hamburgers o cola che gioco fanno?
    Le nostre scelte vengono monitorate continuamente con telecamere, questionari, carte a premi, ecc. Solo facendo una spesa molto attenta, selettiva e consapevole possiamo far sì che le aziende tengano in maggior considerazione il sacrosanto diritto di nutrirci bene e rimanere in salute.
    E mica si può rispondere a queste riflessioni solo: – Ma sono fanatismi! No a questo, no a quello… e allora cosa posso mangiare? -
    Informiamoci e scegliamo con la testa, senza farci abbagliare da – a volte pure miseri per le foodbloggers – specchietti per le allodole!

  3. l*elisa scrive:

    Io dico “parole sante!”.
    Questo è un argomento che mi sta particolarmente a cuore, tanto che ho deciso di scriverci una tesina, sull’industrializzazione del cibo e sui suoi danni.
    Mi lascia sempre perplessa la miopia della maggior parte delle persone su questo argomento, però devo dire che ultimamente vedo sempre più persone “svegliarsi” e fare scelte consapevoli… speriamo di diventare sempre di più.
    Non smettere mai di parlarne, comunque, perché chi ti critica probabilmente lo fa proprio perché si sente “punto sul vivo”!

  4. Sara scrive:

    Beh Stella, come darti torto?Ne abbiamo già parlato tante volte, ed io sai quanti elttori ho eprso(almeno gli scriventi) da quando seguo una linea di condotta?Me ne frego perchè ho poche e buone persone.
    Sul resto concordo appieno e vengo spesso tacciata come visionaria, pazza, illusa “tanto cosa vuoi cambiare”?Rispondo con un sorriso decendo che il mare è fatto di tante gocce, anche se a quelli che m’insultano risporderei un bel vaffa(e l’ho fatto).Quando ce vo’ ce vo’).
    o preferisco la schiettezze e mi fanno vomitare i tramini e gli sparlamenti nelle retrovie..tutto il mondo purtroppo è paese, io vado avanti epr la mia strada.
    Well done.

  5. stelladisale scrive:

    wennycara, buona giornata a te, abbiamo il dovere di parlare, urlare e anche insultare, se lo riteniamo necessario, e se il prezzo da pagare è perdere “fan”, chissenefrega :-) grazie

    roberta, concordo completamente, il bello dei blog è che può capitare che i commenti siano altrettanto interessanti del post :-) grazie

    saretta, anche tu hai perso i fans? io non lo so, ho talmente tante visite (per essere un blog di questo tipo poco collegato col resto dei blog) che sinceramente se ne ho persi non mi dispiace, preferisco gente sincera e poco superficiale a fan che guardano solo la foto e commentano, e hai ragione, un bel vaffa a volte è l’unica risposta possibile :-) grazie

  6. Benedetta scrive:

    Parole sante, Stella! Non solo hai ragione su tutto, sopratutto sul fatto che la soluzione c’è, è a portata di mano, potremmo veramente cambiare le cose..ma..è troppa fatica. La verità è che siamo mediamente troppo pigri anche per capire, per documentarci, anche per riflettere ed aprire la mente. Io cmq sto lavorando proprio sulla consapevolezza, cercando di sfruttare il fatto che molte persone mi chiedono consigli “di cucina” e ormai anche di alimentazione. Non solo, ti dicevo, hai ragione su tutto, ma mi hai anche fatto riflettere ulteriormente sulla questione “collaborazioni”, mi facevo le stesse domande proprio qualche tempo fa, cercando piu’ info sull’ennesima azienda che mi aveva mandato una mail. Ma quanto ci vuole a cercare gli scheletri nell’armadio che hanno? Perchè ovviamente non è che ti scrivono le bastardate che fanno in homepage..! In ogni caso, è bello sapere che non sono sola ad essere presa per matta: l’altra sera un’amica mi ha detto che aveva mangiato benissimo in un certo ristorante, dove le avevano fatto il filetto ai carciofi. Carciofi. A ottobre? ho chiesto io. E vabbè, quanto rompi! ha detto lei.

    E qui vi saluto! :-)

  7. stelladisale scrive:

    benedetta, sono contenta che tu sia d’accordo, è vero, è difficile andare a informarsi sulle aziende perchè sono protette da una coltre di finta-informazione, la mia incazzatura è nata proprio da questo, dal vedere la multinazionale peggiore del mondo, ms non è l’unica, fare marketing anti-obesità tramite i blog, una bestiemmia! solo che non tutte le aziende sono così famose, è davvero difficile venire a conoscenza di quello che c’è sotto in alcuni casi, io riguardo alle collaborazioni perdo poco tempo, cestino qualunque mail mi arrivi, fosse anche di una zienda che mi piace e della quale consumo abitualmente i prodotti.
    grazie :-)

  8. brii scrive:

    A me viene sempre in mente una canzone di M.Jackson
    The man in the mirror.
    “I will start today with the man in the mirror”
    Cioè parto da me.
    Io intanto sono responsabile della mia famiglia, cioè sta a me far cambiare abitudini a loro.
    Non bisogna aspettarsi che ti credano o ti seguano subito, anzi c’è un lavoro lunghissimo e ci vuole un sacco di pazienza.
    Tu ne sei la prova, quanto tempo è che lo dici, lo scrivi?
    Se poi quelli che leggono non sono d’accordo , amen.
    Ma trovo sia importante che noi stesse ci crediamo e andiamo avanti per la nostra strada.

    Ed io sono sempre più orgogliosa di Sofi (figlia n°4) che è diventata vegetariana, non perché avesse problemi di salute o stesse male, no…ha scelto di diventare vegetariana per motivi etici, perché vuol nel suo piccolo cambiare il mondo.
    E’ arrivarci a 17anni è davvero notevole.
    L’ho sempre sostenuta e ho provato essere all’altezza cambiando completamente il mio modo di cucinare.
    Ed ora con Salutiamoci stiamo facendo il salto, ovvio ci vuol tempo ma la cosa importante è prende coscienza e FARLO!

    Grazie Stella che ci hai creduto nel progetto, grazie per tutta l’energia che ci metti e grazie che condividi con me (noi) della tua conoscenza.
    Ogni giorno imparo, assimilo e metto in pratica qualcosa di nuovo, qualcosa che non sapevo o non ci avevo pensato.

    Baciusss
    ps. sai che anch’io ero convinta che fosse sottointeso che la prima cosa da evitare fossero i prodotti industriali.

  9. stelladisale scrive:

    l’elisa, grazie, in realtà gli argomenti sono due e l’altro (quello del ridurre di molto i derivati animali) è ancora meno popolare. lo so, chi mi critica (ma pochi lo fanno apertamente) o chi mi ignora è punto su vivo come dici tu, soprattutto se ha il sospetto che io abbia ragione scatta il senso di colpa, sentimento che io trovo inutile e che spesso è seguito subito dall’autoassolvimento, quello che conta sono i fatti e in un blog di cucina i fatti sono le ricette che si propongono

  10. stelladisale scrive:

    si, brii, cominciamo da noi, e oggi, anche :-) cominciamo a partire :-)
    grazie a te, anche io imparo ogni giorno qualcosa e avere voi tre vicino è bellissimo!

  11. cricri scrive:

    approvo tutto incondizionatamente.
    E apprezzo ogni istante del vostro lavoro.
    Grazie.

  12. Elvira scrive:

    sarebbe fondamentale una corretta formazione della classe medica.
    Secondo la mia pediatra i primi formaggi che avrei dovuto dare a Daniele erano i formaggini industriali. E secondo lei avrei dovunto continuare a foraggiare la stessa multinazionale dandogli il latte di crescita dopo aver compiuto un anno.

    Ovviamente ai formaggini è stato facile dire di no, ma sul latte di crescita (addizionato con ferro, vitamine, etc) mi sono fatta tanti problemi, perchè Daniele per un bel periodo cresceva poco o niente. Ci siamo presi la responsabilità io e mio marito e abbiamo detto no anche a quel latte con una lista di ingredienti infinita; ma se anche i dottori ci supportassero in questo tipo di cambiamento non sarebbe meglio?
    Io sto imparando tante cose in questi ultimi mesi: sai come la penso, non passerei mai ad un regime vegetariano, ma anche per questioni di salute sto imparando a ridurre le proeine animali (per noi adulti).
    Sui prodotti industriali, lasciamo perdere. Quando mi capita di comprare un pacco di biscotti o semplicemente lo yogurt al supermercato mi si attrorciglia lo stomaco a leggere gli ingredienti.

  13. lauretta scrive:

    io scelgo bio. scelgo un’alimentazione prevalentemente vegana con saltuarie eccezioni ittiche.
    non mangio carne dal 1998.
    cerco sempre di comprare materie prime che poi cucino. cioè farina per fare il pane, i biscotti, le torte.
    ho tolto lo zucchero e soprattutto i PRODOTTI INDUSTRIALI, che mi sembrano sempre di più quello che sono: un modo per far soldi sulla salute della gente.
    Io sono diventata così da relativamente poco, perchè grazie al blog, ho conosciuto un mondo nuovo, che è molto nascosto dalla montagna di pattume che ci viene rifilato ogni giorno a destra e manca. Ma non sono una persona che si ferma alla superficie e se uno ha un po’ di curiosità si documenta, si informa e nel giro di poco si accorge di quanto è stato raggirato.
    Io credo che la gente trovi più comodo infilare la testa sotto la sabbia che guardare in faccia la realtà delle cose.

  14. Note di cucina scrive:

    “Note di cucina” non può che approvare e far propria ogni singola parola del tuo post. Hai espresso al meglio le motivazioni che ci spingono ogni giorno a tentare di vedere oltre, di sottrarci ai meccanismi malati dell’industria alimentare e alle false nozioni che ogni giorno tentano di inculcarci in testa subdolamente. E’ un percorso lungo, e siamo ben lungi dal poterci dichiarare “non colpevoli”, ma proviamo a fare del nostro meglio. E per fortuna (le tue parole e quelle di tanti altri lo dimostrano) non siamo affatto soli.

  15. Nadir scrive:

    Non posso che plaudire a questo tuo accorato post!
    Proprio stamane guardavo il depliant pubblicitario di un discount (ma anche se non lo fosse stato il discorso non cambia) e di tutte le “offerte” contemplate ne ho considerate 2 relative a frutta e verdura. Non mi considero una foodblogger, anche se amo mostrare il cibo che preparo per il mio desco, non è per quello che anni fa creai il mio blog. Ci sono tante cose che mi stanno a cuore in primis quella di impattare meno sul nostro mondo, e tutte le volte che posso cerco di sensibilizzare chi è vicino a me, ma spesso superficialità ed indifferenza vincono alla grande. Hai fatto bene ad urlare il tuo disappunto, e ti dirò che qualche volta essere scurrili è salutare.
    Un abbraccio

  16. marzia. scrive:

    chapeau!

  17. stelladisale scrive:

    cricri, grazie a te :-)

    elvira, certo che sarebbe meglio se ci supportassero, i medici, e al supermercato meno ci si va e meglio è… ma bisogna riuscire a fare di più, davvero, con convinzione, e cercare di essere coerenti, soprattutto quando si hanno spazi pubblici come i blog
    grazie :-)

    lauretta, si, è più comodo perchè cambiare è difficile ma vedi quanto sono importanti i blog? anche per dare un’informazione alternativa? anche io ho imparato tanto da quando ho il blog! per questo m’incazzo! abbiamo già la televisione che ci riempie di pubblicità idiota, il pirla delle ecodosi, e quello delle galline, e quelli che buttano quintalate di anticalcare giù dal lavantino, e l’attrice con lo yogurt per le attempate, e poi uno apre il pc scorre i blog ed è peggio?? almeno in internet possiamo avere un’informazione diversa più libera, non facciamoci sporcare!
    grazie :-)

    Note di cucina, grazie :-) no, non siamo soli, assolutamente no, per fortuna

    Nadir, ormai neppure li guardo più, passano direttamente dalla cassetta delle lettere al sacco del riciclo della carta :-) ecco, impattare meno.
    uh, com’è salutare :-) e poi sono molto attenta alle sfumature del linguaggio e non ho mai pensato che dire mi fa schifo fosse come dire non mi piace
    grazie :-)

  18. Annamaria scrive:

    Sono d’accordo, Stella. Quello che veramente ci fa male sono gli additivi nei prodotti industriali. Non solo non dovremmo comprarli noi, come singoli, ma dovrebbero essere vietati dalla legge. Per non parlare degli OGM.

    Beh, buona giornata ;)

  19. stelladisale scrive:

    si, una delle tantissime cose che ci fanno male sono gli additivi, non dovrebbero proprio esistere.
    grazie :-)

  20. LA LUNA NERA scrive:

    anch’io non riesco ad accettare che ancora tante persone (fra cui mamme premurose), non si curino quasi per niente dell’alimentazione. Al massimo si preoccupano del numero di calorie ingerite, ma riguardo alla qualità del cibo preferiscono soprassedere, troppo difficile informarsi, imparare a scegliere (e chi ha detto che sia facile?), e poi “ma se guardi a tutto non vivi più!”. Di fronte a questi commenti mi arrendo perchè sarebbe fiato sprecato. Spero solo che, prima o poi, scatti qualcosa che risvegli la consapevolezza che, come dici bene tu “tutto ruota intorno al cibo”, invece di continuare a considerare il mondo diviso in settori: economico, sociale, ecc., ecc.
    Complimenti per quello che scrivi, sempre interessante ed utile. Grazie.

  21. tiziana scrive:

    sì, non siamo soli ma la strada è lunga. Son circondata da gente che mi considera “strana” perchè da tempo immemore cerco di insinuare dei dubbi nelle loro certezze. Mi rispondono che l’uomo è onnivoro, e giù a mangiare porcherie di ogni genere. Altra nota dolentissima per me, la quantità di cibo buttata nel secchio dell’umido. Riproporre all’indomani o riciclar pietanze non rientra minimamente nell’ottica! Ahimè, la strada è lunghissima ed anche tortuosa.
    Grazie della bella riflessione, Stella. Tanti saluti
    Tiziana

  22. Alchemilla scrive:

    Io adoro i tuoi ragionamenti sinceri e documentati.
    Ti stimo davvero molto!
    Ciao.

  23. stelladisale scrive:

    la luna nera, grazie :-)
    si, purtroppo non si curano dell’alimentazione le persone, però vedi, quando si tratta di foodblogger diventa ancora più assurda al cosa, perchè sono persone che cucinano tanto, che hanno aperto un blog di cucina, che spendono soldi per ingredienti strani, cioè si curano della cucina e non la collegano all’alimentazione?? come puoi avere la passione della cucina, che magari fai tutto tu in casa, e poi pubblicizzare una multinazionale? e lanciare un messaggio così dannoso a chi passa nel blog? e poi per cosa? per una fornitura di maionese, granulare, gelati industriali e marmellate di pessima qualità? poi magari si lamentano pure di quella in tv che fa libri vendutissimi…

    tiziana, hai ragione, io nella realtà me ne frego anche perchè non frequento gente che non stimo quindi non mi capita mai di discutere, ma nel blog è diverso, sento il dovere di dire quello che penso e anche di litigare, se serve, e di fare cose come salutiamoci, che spero sia utile, di cercare di mettere anche solo il dubbio in chi passa…
    grazie a te :-)

    alchemilla, grazie :-)

  24. Daria scrive:

    Ti ringrazio anch’io per questo articolo che esprime bene anche il mio pensiero… Non mi ritengo una food-blogger (non solo di questo mi occupo nel blog), ma quando inserisco ricette e idee in cucina lo faccio nella speranza di dare delle alternative gustose e sane al cibo spazzatura che ci viene propinato e che dai più viene considerato buonissimo e salutare! Ti ammiro per la franchezza con cui ti sei espressa…

  25. stelladisale scrive:

    grazie a te, Daria :-)

  26. elena scrive:

    Mi unisco al coro di approvazione incondizionata per il tuo post!!!
    Leggevo poco tempo fa di un fenomeno che gli psicologi chiamano ‘dissonanza cognitiva’: non si riesce a credere veramente in ciò che si sa che è vero, si disconoscono anche le evidenze scientifiche…una sorta di blocco mentale che impedisce di cambiare radicalmente strategie o stili di vita nonostante sia chiaro e indiscutibile che le cose stanno in un certo modo…quindi sono pessimista da un lato…vedo le estreme chiusure mentali di persone che incontro e che non cambierebbero mai le loro abitudini alimentari, ti danno ragione quando spieghi e poi in concreto non ci credono….ma sono anche molto ottimista perchè vedo che nel mio piccolo sono diverse le persone che hanno cominciato a percorrere la strada di un’alimentazione sana, semplice e ‘controcorrente’…è contagioso!!!!

  27. stelladisale scrive:

    elena, si, è contagioso, e basterebbe stare tra simili per non avere problemi e chissenefrega… solo che non è giusto, ah c’è addirittura un fenomeno così? non so se è una bella notizia :-)
    grazie :-)

  28. Lo scrive:

    Stella….sono davvero entusiasta per il tuo scritto…lo condivido totalmente e non solo nelle parole, ma nella forza e nella determinazione.
    E’ giusto dare tutte le informazioni e far scegliere le persone consapevolmente anche di farsi del male per pigrizia.
    Grazie

  29. stelladisale scrive:

    Lo, grazie :-)

  30. maria scrive:

    cara Stella, ti leggo volentieri e ogni tanto provo le tue belle ricette. Mi piace come porti avanti le tue scelte coerentemente con la tua vita. Se ti leggo evidentmente approvo, non sono fans di niente in gnerale; già da diversi sono sensibile a queste tematiche e ho capito profondamente (con il cuore non con la mente) quanto siano vaste le implicazione del cibo nel nostro benessere psico-fisico e nella vita sociale. Purtroppo a causa di tanti e svariati problemi (che spero però un giorno di risolvere … questo me lo concedo) non riesco ad essere sempre coerente. Una volta leggendo un tuo post mi colpì una tua frase che diceva ‘ quando stai bene /risolvi i tuoi problemi non hai più bisogno dello zucchero. Credo sia profondamente vero. e non solo per lo zucchero. Evidentemente devo fare ancora tanta strada spero di riuscirci in tempo utile perchè ho già un ‘età…. Ma un pò di strada ne ho fatta, e quel pò lo difendo tutti i giorni, sopportando critiche a volte battute a volte complimenti..(pochi) . La parte più difficle è in casa, io vivo sola con una figlia di 13 anni quindi capirari piena adolescenza/ribellione contro qualsiasi cosa ricordi il mamma-stile. So di averle dato buoni principi nell’alimentazione e lo posso riscontrare. ma adesso molto forti e attrattive sono le abitudini di amici e compagni quasi mai simili ai miei (merendine a scuola, mac-donald quando si va centro ecc..) è molto dura. e a volte irrigidirsi è controproducente , devo sempre cercare di capire qual’è la strada migliore per arrivare ad un minimo obiettivo e al 50% (mettiamo pure 60%) sbaglio. Comunque non voglio tediarti ulteriormnete , ma dirti che ogni tanto leggere il tuo blog mi fa sentire meno sola e mi da un pò di coraggio. un saluto affettuoso maria

  31. stelladisale scrive:

    maria, grazie, sono felice che tu ti trovi bene nel mio blog, anche io mi sento meno sola perchè so che ci siete voi :-) riguardo al resto tutti si fa del proprio meglio in base alle situazioni particolari ed è difficile convincere le altre persone, se poi sono adolescenti beh, ci sarebbe da preoccuparsi se non si comportassero così, è normale ribellarsi e anche cercare protezione nel gruppo, nell’omologazione, poi per fortuna si cresce e quello che si è imparato in casa aiuta tantissimo :-)

  32. Nichi62 scrive:

    Carissima stella ho letto con grande interesse il tuo post così’ appassionato e lo condivido in pieno. Ma vorrei portare alla tua attenzione un altro grosso scandalo: la sudditanza dell’ambiente medico all’industria farmaceutica.. Questo fa siche invece di indagare sulle abitudini alimentari del paziente con cui interagiscono, si limitano a seppellirlo di medicine. Già questo atteggiamento mi indispone in senso generale , ma mi fa urlare di rabbia quando questo accade in campo oncologico. Mi chiamo Nicoletta , nichi x gli amici. Sono stata operata di tumore al seno 5 anni fa e ti posso garantire che mai nessun oncologo ha sollevato la questione che anche mangiando in modo salutare potevo cautelarmi da una possibile recidiva. Con mia grande fortuna un amico, medico nutrizionista, mi ha fatto conoscere Progetto Diana 5 dell’istituto tumori di Milano. Ora sono una di quelle tante volontarie che segue le indicazioni del dott.Berrino e della sua meravigliosa brigata. Attraverso loro ho cominciato a leggeri su internet e a fare delle cernite tra chi di voi pensa al cibo in termini di salute. Ho accolto quindi con grande entusiasmo l’iniziativa di ‘Salutiamoci’. Vi leggo, provo le vostre ricette , e cercò nel mio piccolo di i diffondere quanto sto imparando. È’ durissima davvero. Mi scontro ogni giorno con persone che hanno delle resistenze incredibili di fronte all’idea di modificare anche solo un po’ , limitando soprattutto i prodotti animali, la propria alimentazione . Però’ non mollo. Anche io mi incazzo ma non mollo perché’ ci credo tanto. Vi ringrazio per il grande lavoro che fate . Non mollate .

    • stelladisale scrive:

      Nicoletta, grazie, condivido in pieno, la sudditanza dell’ambiente medico all’industria farmaceutica a mio parere fa più danni delle malattie, non ho ancora capito se sia più per ignoranza o per interesse ma è un dato di fatto che spesso i medici non sono altro che agenti commerciali dell’industria. Per questo le mosche bianche come il dott. Berrino mi affascinano e mi chiedo come facciano a navigare controcorrente da decenni ma menomale che ci sono e che ci sono medici, come il tuo amico, che le conoscono. Spero che salutiamoci ti sia utile, con tutte le sue imperfezioni, e se vuoi contribuire con una ricetta o consigli noi siamo qui. Se vuoi scrivere per noi qualcosa, da pubblicare nel blog di salutiamoci, il racconto della tua esperienza col progetto diana, o quello che ritieni utile, ne saremmo felici.
      Grazie a te, anche a nome delle altre 3 :-)

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Mangiare è un sacramento.
Per onorarlo al meglio bisogna rendere grazie alla vita che tagliamo per vivere.
Senza giungere al disgusto di se, dell’umanità, della vita stessa.
Gary Snyder

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